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Tesseramento 2004
 
COMUNICATO STAMPA
 
Circolare applicativa dell’Inps sui debiti pregressi da contribuzione in agricoltura: poco esplicativa e molto limitativa.
La CIA di Basilicata riconferma la sua posizione critica e preoccupata riguardo le disposizioni normative emanate dal Governo in materia d’interventi a favore del settore agricolo colpito da particolari eventi calamitosi e crisi produttive in quanto scarsamente incisive e poco fruibili.

Nello specifico facciamo riferimento al contenuto dell’art. 4 commi dal 20 al 25 della legge finanziaria 2003 n. 350 e il conseguente D.I. del 21/04/2004 e, in ultimo, alla circolare esplicativa della Direzione Centrale dell’INPS n.117 del 23/07/04, le quali riconoscono la possibilità alle aziende agricole di accedere alla riduzione di sanzioni civili e al pagamento anche in forma rateale dei debiti da contribuzione a tutto il 30 Settembre 2003.

La Confederazione degli Agricoltori ritiene inadeguato quanto prodotto finora dai Ministeri competenti, a partire da quelli del Lavoro e dell’Economia, oltre a quello dell’Agricoltura e, ingiustificato l’atteggiamento avuto dagli stessi riguardo la tempistica impiegata, alle modalità tecniche/giuridiche adottate, al percorso attuativo che si intende praticare per la gestione dell’iter procedurale delle domande.

Infatti a distanza di quasi otto mesi dall’emanazione della legge finanziaria siamo ancora in una situazione di totale stallo, relativamente ai criteri di accesso alle agevolazioni e alle modalità di istruttoria delle istanze.

La conferma di quanto sostenuto si è avuta proprio nei giorni passati, con l’emanazione della tanto attesa e dibattuta circolare della Direzione Centrale dell’INPS sopra citata, con la quale si sarebbero dovute sancire in modo chiaro ed inequivocabile le procedure applicative delle due normative emanate.

A distanza di sette mesi esatti dall’emanazione della legge finanziaria, e a tre mesi dall’emanazione del Decreto interministeriale, ci ritroviamo invece con una circolare che pur avendo avuto una lunga gestazione ed il supporto dell’Ufficio legislativo del Ministero del Lavoro, sentito il Ministero dell’Economia, rischia di vanificare e inficiare la portata e le prerogative delle disposizioni innanzi citate.

Infatti, le uniche indicazioni inequivocabili che emergono da tale circolare riguardano le limitazioni e i vincoli, sia temporali, che afferenti la casistica sanabile, riponendo, a carico degli imprenditori l’onere della prova per accedere alla sanatoria, essendo gli stessi tenuti a dimostrare il nesso di causalità tra mancato pagamento della contribuzione, danno e la sua incidenza sulla PLV.

A parere della CIA, il risultato prodotto da questa circolare è quello di non scalfire minimamente la drammaticità dell’intera problematica, anzi rischia, se non si pone rimedio, di complicare e rendere farraginoso e contorto l’iter amministrativo, con evidenti disagi per tutte le parti interessate, persino per l’Ente emanante che deve sovrintendere all’iter procedurale delle domande.

Pur volendo avere un approccio razionale su quanto previsto nella circolare, non troviamo validi motivi che possono giustificare la portata ed il taglio di tale nota esplicativa, che a nostro giudizio appare solo un documento che eccede per la sua ingiustificata cavillosità amministrativa e costituisce un inutile appesantimento burocratico.

E’ sufficiente richiamarsi alle varie norme e leggi in vigenza nel nostro paese in materia di calamità nel settore agricolo per comprendere che l’iter previsto è poco pertinente, in quanto l’intera materia e regolata da precise norme nazionali che all’atto degli eventi richiamano l’emanazione di appositi decreti da parte del Ministero competente e delle Regioni interessate, attraverso le quali vengono fissati criteri di verifica, controlli, tempi, delimitazioni territoriali, tipologie e ammissibilità del danno e delle colture.

A parere della Confederazione le indicazioni riportate nella circolare travalicano persino il contenuto e le indicazioni rivenienti dalla legge Finanziaria e dal Decreto Interministeriale, e risulta inusuale che una nota esplicativa ponga limitazioni e vincoli a disposti normativi dello Stato, inficiando a distanza di circa otto mesi buona parte di quanto promulgato dal legislatore, che volutamente non ha previsto vincoli e confini temporali o specifiche sulla casistica ammissibile.

La CIA, ha manifestato sin dall’inizio riserve e perplessità sull’intero impianto normativo, richiedendo modifiche e miglioramenti (mai recepiti), in quanto cosi come articolata è non risolutiva e scarsamente fruibile da parte della platea delle aziende, affermando però nel contempo che trattasi di un primo concreto e tangibile punto di partenza per affrontare l’annosa, rilevante e diffusa questione della debitoria contributiva in agricoltura, che solo, in Basilicata, lo ricordiamo, interessa oltre 5.000 aziende agricole.

Dopo anni di pressione, ripetuti e costanti incontri a vari livelli da parte della nostra Confederazione, avevamo almeno ottenuto l’inserimento nella legge finanziaria dello stato, di una previsione normativa in grado di dare a tutte le imprese agricole interessate, la possibilità di rimuovere i contenziosi in essere e la debitoria consolidata negli anni, che è sfociata nell’irrogazione di onerose sanzioni civili, costituite da esosi interessi e somme aggiuntive, oltre che da fermi amministrativi e iscrizione nel registro ipotecario, lasciando fuori purtroppo in quanto non annoverabili, gli atti di pignoramento per i quali è indispensabile attivare precise procedure giudiziarie per annullarne l’efficacia.

Riguardo quest’ultima situazione, per completezza d’informazione, è necessario precisare che tali contestazioni e procedure di recupero sono la conseguenza dell’ennesimo e grossolano errore commesso sulla questione delle debitorie contributive in agricoltura, allorquando nel 2000 il Governo dell’epoca cedette e cartolarizzò tutte i crediti vantati dall’NPS alle società concessionarie ed esattoriali, generando un precedente mai registrato nel nostro Paese e che oggi rende ancora più complicata qualsivoglia possibilità di risoluzione della problematica.

Si pensava che con l’emanazione della legge Finanziaria e del conseguente Decreto Interministeriale si volesse definitivamente porre rimedio a una delle più annose e diffuse questioni che affliggono il settore primario, il quale sta attraversando da diversi anni, in particolare nella nostra Regione un momento di grande difficoltà e di profonde trasformazione e riadeguamento, aggravato dal costante calo dei prezzi e delle produzioni oltre che dalle cicliche e ricorrenti calamità, sia atmosferiche che sanitarie, (in Basilicata a partire dal 1993 sono stati decretati 16 eventi tra calamità atmosferiche ed emergenze sanitarie).

La CIA ritiene che questo ulteriore atto sia l’ennesima riprova di una mancata e seria volontà da parte delle Istituzioni di incamminarsi sulla strada della definitiva risoluzione della problematica.

Il comparto agricolo intende uscire dalla situazione di difficoltà nel quale si trova, vuole e deve misurarsi con un mercato che chiede qualità e competitività, deve affrontare nelle migliori condizioni le sfide della nuova e riformata Politica Agricola Comunitaria.

Per poter posizionarsi al meglio l’agricoltura Italiana e quella Lucana, in particolare, devono poggiare su aziende e addetti che operano in condizioni di solvibilità e tenuta finanziaria per affermare relazioni d’impresa efficaci e redditizie.

Questo implica risposte concrete e scelte programmatiche adeguate, contestualmente bisogna rimuovere storiche e opprimenti problematiche che soffocano e comprimono il settore primario, le quali si trascinano da troppo tempo nel nostro paese.

Occorrono norme chiare ed incisive, che diano segnali netti di discontinuità con vecchie impostazioni e consumate logiche praticate anche dalle nostre Istituzioni centrali.

La questione cartolarizzazione e la debitoria contributiva, nonché il completamento della riforma del sistema previdenziale in agricoltura a partire dalla tassazione, risultano nel nostro Paese ancora inadeguati e sono ancora pesanti fardelli che rischiano di espellere molteplici aziende dal settore con conseguenze inaccettabili per la nostra economia e per la tenuta dei redditi delle nostre aziende.

SI tratta di un gravame che bisogna tempestivamente rimuovere, i nostri imprenditori devono poter operare in un quadro di certezza, devono guardare all’Europa e ai nuovi modelli produttivi come opportunità per incrementare produzioni e redditi.

Al Governo centrale ribadiamo ancora una volta di ripiegarsi in modo serio e incisivo sulla questione trattata, che non può essere argomentazione d’affrontare in modo estemporaneo e con superficialità o, peggio ancora, tematica da rispolverare solo all’occorrenza ed in particolari circostanze, come ad esempio in occasione di competizioni elettorali per poi non operare e agire coerentemente in direzione di una concreta risoluzione della problematica.

La CIA riconferma tali richieste e perseguirà con fermezza tale traguardo sino a quando non ci saranno riscontri tangibili, le Istituzioni hanno il dovere di produrle e anche rapidamente né va della tenuta della nostra economia e del reddito dei nostri imprenditori e delle loro famiglie.

Il Vice Presidente CIA

Donato Distefano

 
 
 
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