|
|
| |
|
|
|
|
| Periodico
AGRICOLTURA E' VITA |
| -
S o m m a r i o - |
|
Numero 15 - 3 settembre 2005 |
| IN
DIRITTURA D’ARRIVO IL DOP PER L’OLIO DI OLIVA LUCANO |
| |
|
“Dopo
oltre un decennio di faticoso e difficile lavoro finalmente si
è in dirittura d’arrivo per il riconoscimento della
Denominazione d’origine protetta dell’olio d’oliva
lucano”. E’ il commento di Paolo Carbone, presidente
Associazione Provinciale olivicoltori di Potenza e vice presidente
vicario Cia - Confederazione Italia Agricoltori della Basilicata,
alla convocazione, fissata per il 9 settembre prossimo, a Montescaglioso,
da parte del Ministero delle “Politiche Agricole e Forestali”
(Dipartimento della qualità dei prodotti agroalimentari),
di una pubblica audizione, allo scopo di recepire le osservazioni
e gli orientamenti degli operatori della filiera produttiva alla
proposta di “disciplinare di produzione” presentata
dal “Consorzio Olivicolo Lucano” (di cui fanno parte
le sette associazioni di produttori olivicoli della Basilicata),
che ha avuto già il parere favorevole della Regione Basilicata.
“Si tratta – spiega Carbone - di una tappa importante
per le aziende olivicole lucane che, da tempo, aspirano legittimamente
al conseguimento della Denominazione di origine protetta quale
veicolo privilegiato per un accesso soddisfacente ai mercati nazionali
e internazionali. Non sarebbe utile alle oltre 40.000 aziende
olivicole della Basilicata se ancora una volta, così come
è già accaduto nel lontano 1993, prevalessero sterili
“campanilismi” e sfumature di vario genere che farebbero
ulteriormente ritardare l’importante riconoscimento di tale
denominazione”. “Consapevoli che la “Dop”
da sola non basta a superare le criticità del comparto
e dispiegare le potenzialità di sviluppo – aggiunge
il dirigente della Cia - occorrono politiche di sostegno al settore,
tutelando e salvaguardando la vocazione e la tradizione olivicola
della Basilicata, che con oltre 5.000.000 di piante (in tutti
i 131 comuni è presente l’ulivo), e una produzione
di circa 120.000 ettolitri di olio rappresenta una parte importante
dell’economia agricola regionale con una forte e positiva
valenza sotto il profilo ambientale e paesaggistico”. A
parere di Carbone, “nei territori a più spiccata
vocazione produttiva (come il Ferrandinese per la “maiatica”,
il Materano per “l’ogliarola del Bradano”, il
Melfese per “l’ogliarola del Vulture” e la “cima
di Melfi”) occorre mettere in campo azioni ed interventi
in grado da trasformare queste aree in veri e propri distretti
produttivi “olivicoli” in grado ognuno per la propria
parte di assumere una ben identificata connotazione produttiva,
in modo da essere riconosciuto come tale dalle imprese presenti
al proprio interno e riconoscibile dai consumatori ed in genere
dall’esterno come specifici “territori” dell’ulivo
e dell’olio”. “Operare in una prospettiva “distrettualistica”
significa non solo preservare le vocazioni produttive date per
singoli territori, ma – dice Carbone - anche attivarsi per
la creazione all’interno di essi di uno specifico contesto
ambientale ( infrastrutture, servizi, forme associative imprenditoriali,
ecc.) favorevole al mantenimento ed allo sviluppo di imprese a
vario titolo legate alla filiera olivicola, attraverso un loro
maggiore e più proficuo radicamento nel territorio, nonché
una più stretta integrazione delle imprese propriamente
agricole con altre realtà produttive dell’area: si
tratta per queste aree di fare delle imprese olivicole uno dei
comparti produttivi connotativi del territorio stesso mediante
azione di promozione della civiltà e della cultura dell’ulivo
e dell’olio (strade dell’olio, frantoi aperti, città
dell’olio)”. “Il Piano regionale di sviluppo
rurale 2007/2013 – conclude Carbone - è un’occasione
da non perdere, per offrire al comparto olivicolo prospettive
concrete di sviluppo produttivo e di affermazione sui mercati,
combinando sapientemente politiche di filiera e politiche di distretto,
attivando contemporaneamente e sinergicamente entrambi gli strumenti
programmatici consente interventi in grado di mettere a sistema
l’intero ciclo produttivo- distributivo in campo olivicolo
e di radicare su distretti territoriali ben individuati”.
|
|
|
|
|