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| Periodico
AGRICOLTURA E' VITA |
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S o m m a r i o - |
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Numero 15 - 3 settembre 2005 |
| SONO
1021 LE AZIENDE AGRICOLE LUCANE CHE HANNO CESSATO NEL 2004 L'ATTIVITA' |
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“Le
1.021 aziende agricole che nel 2004 hanno cessato l'attività
(il 33,2% di tutte quelle che hanno deciso la cancellazione dagli
albi di imprese), rispetto alle 654 nuove iscritte alle Cciaa
di Potenza e di Matera (il 20,2% delle "matricole")
sono un "campanello d'allarme" da raccogliere. Proprio
come l'incidenza delle esportazioni dei prodotti agricoli lucani
sul Pil che - secondo Prometeia - nello scorso anno è di
appena il 4,9%, tanto più che le aziende agricole attive
in regione sono 22.219, il numero maggiore in tutti i comparti
produttivi, vale a dire il 39,7% del totale. Per queste ragioni
il "messaggio" lanciato dalla recente Assemblea Regionale
della Cia-Confederazione Italiana Agricoltori della Basilicata
per promuovere "Il nuovo Patto tra agricoltura e società"
e raccolto da numerose organizzazioni professionali, sociali ed
economiche, ha un significato che ha sottolineato il presidente
della Cia lucana, Donato Distefano, “si può definire
"storico" per dare una risposta alla crisi di settore
e ai suoi numerosi problemi”. Dopo l'incontro di Roma con
gli assessori regionali all'Agricoltura, tra cui l'assessore Fierro,
per la Basilicata, e il Ministro, Gianni Alemanno, e dopo il reinsediamento
del Tavolo Verde in Basilicata, la Cia ha, dunque, rilanciato
la concertazione, precisando che essa deve interessare tutte le
fasi del processo di programmazione, e ha inteso avviare, in forme
e modalità del tutto inedite, un dialogo con l'intera socìetà
lucana e, quindi, con tutte le sue articolazioni. “Per la
prima volta - ha evidenziato Distefano -- gli agricoltori costruiscono
una strategia che vede momenti e occasioni di comune impegno con
i commercianti, considerati a torto come una categoria concorrenziale,
gli artigiani, gli ambientalisti, i fruitori dei servizi agrituristici,
i consumatori e l'insieme del sistema delle Autonomie locali”.
“Anche gli agricoltori lucani - ha evidenziato il presidente
della Cia lucana - sono protagonisti del Nuovo Patto che punta
alla definizione di un programma di rilancio del comparto, quale
filo conduttore dello sviluppo, in grado di coniugare competitività
dei sistemi produttivi, sviluppo e coesione socio-territoriale.
Alla base del nuovo Patto, la Cia pone un progetto per l'agricoltura
basata sull'impresa professionale, "relazionale", motore
dello sviluppo delle aree rurali, in modo da ragionare e operare
in termini di "sistema". “Tra i cambiamenti intervenuti
e di cui è necessario tenere conto - ha sottolineato Distefano
- ci sono la nuova dimensione della povertà, che non è
solo carenza di risorse ma ostacoli all'accesso ai benefici dello
sviluppo; la nuova domanda che emerge da parte dì un consumatore
attivo, capace di orientare, con i propri comportamenti, l'offerta
di beni e servizi e per molti aspetti anche i processi produttivi;
per anni l'ambiente intorno all'agricoltura è cambiato,
poi all'improvviso il cambiamento ha assunto velocità inimmaginabile,
ponendoci nella condizione di inseguire i cambiamenti”.
Enzo Pierangioli, vice presidente nazionale della Cìa,
ha espresso un giudizio "più che soddisfacente"
del percorso che il nuovo Patto ha già compiuto in Basilicata,
“a testimonianza - ha detto - che la Confederazione ha saputo
conquistarsi, negli ultimi anni, grazie alla sua classe dirigente
e alla qualità delle sue idee-proposte, un ruolo di rilievo,
sia tra amministratori e dirigenti di Regione ed Enti, che nell'intera
società lucana". "Il nostro Patto -. ha precisato
- è rivolto alle rappresentanze delle imprese, per dare
continuità alle intese raggiunte con i due documenti sul
Mezzogiorno e sul rilancio dell'economia sottoscritti alla fine
dello scorso anno, al Governo, perché rispetti e dia continuità
e contenuto agl'impegni assunti al Forum di Parma e al Tavolo
agroalimentare del 2001, al Tavolo sulla previdenza agricola,
alle Regioni perché traducano le loro primarie competenze
in materìa di agricoltura in progetti per accrescere la
competitività delle imprese, puntando sulla diffusione
delle innovazioni, sulla formazione e sulla consulenza aziendale,
sui servizi alle imprese e sul rafforzamento delle organizzazioni
economiche degli agricoltori, alle organizzazioni sindacali, perché
il successo dell'agricoltura deriva anche dalla capacità
di contribuire a innalzare il benessere sociale".
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