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| Periodico
AGRICOLTURA E' VITA |
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S o m m a r i o - |
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Numero 9 - 25 giugno 2005 |
| RISCHIO
TAGLI UE AD AGRICOLTURA:
UFFICIO DI PRESIDENZA CIA BASILICATA |
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"Gli
aiuti dell’Ue all’agricoltura lucana e sviluppo rurale,
dal 2007 al 2013, dovranno restare un elemento essenziale per
permettere agli agricoltori di continuare la loro attività
e rendere le aziende competitive e pronte per le nuove sfide imposte
dal mercato". E’ questa la posizione dell’ufficio
di Presidenza della Cia, la Confederazione italiana agricoltori
della Basilicata che ha promuove la “Conferenza organizzativa
e dei servizi” (tra il 20 e il 22 luglio prossimi) e in
un documento esprime preoccupazione sullo stato della discussione
riferita al bilancio dell’Ue ed ancora di più sulle
ipotesi di tagli che colpirebbero soprattutto l’agricoltura
delle Regioni, come la Basilicata, in uscita dall’Obiettivo
1. L’ufficio di Presidenza della Cia ritiene pertanto necessaria
un’azione di vigilanza e di maggiore attenzione da parte
della Regione Basilicata che, in previsione della Conferenza nazionale
sull’Agricoltura annunciata dal ministro Alemanno per il
mese di settembre prossimo, dovrebbe lavorare, di intesa con le
confederazioni professionali agricole, per la preparazione di
una Conferenza regionale sull’Agricoltura, anche tenendo
conto della definizione dei Piani Strategici Regionali, in sintonia
con quelli nazionali. “Un’eventuale riduzione delle
risorse proprie dell’Unione – afferma il presidente
della Cia lucana Donato Distefano - avrebbe come diretta conseguenza
la messa in discussione delle politiche di coesione. La riduzione
all’1 per cento delle risorse proprie comporterebbe la perdita
per il nostro Mezzogiorno di 15 miliardi di euro da destinare
alle politiche strutturali. Non è accettabile che l’Italia
debba sostenere il costo dell’allargamento dell’Unione
europea a 27 membri mettendo a rischio le risorse da destinare
al Sud ed all’agricoltura. Inoltre -sottolinea il presidente
della Cia- si avrebbe la messa in discussione del massimale di
spesa per la Pac come deciso dal Consiglio europeo nel 2002. Lo
stesso Parlamento europeo nella risoluzione della Commissione
‘ad hoc’, sostiene che, in assenza di un accordo globale
soddisfacente, i costi per l’applicazione della Pac a Bulgaria
e Romania non dovranno comportare finanziamenti aggiuntivi rispetto
agli attuali. Ciò vorrebbe dire rimettere in discussione
l’ammontare degli aiuti diretti previsti dalla riforma Pac
del 2003. Preoccupa che la stessa Commissione, pur rilevando che
la spesa per l’agricoltura passerà dal 47 per cento
del bilancio nel 2007 al 35 per cento nel 2013, la giudichi sproporzionata.
In questa situazione, l’ipotesi di cofinanziamento progressivo
e parziale della Pac avanzata dalla Commissione ‘ad hoc’
non sarebbe finalizzata a qualificare le azioni secondo il principio
della sussidiarietà, ma servirebbe solo a sopperire ai
minori stanziamenti sul bilancio dell’Unione europea. Il
sistema dei sostegni all’agricoltura, certo migliorabili
e resi maggiormente coerenti con gli obiettivi di sviluppo dell’Unione
europea, non possono essere continuamente messi in discussione”.
Distefano, quindi, chiede al presidente della Giunta regionale
De Filippo “di utilizzate tutte le iniziative, all’interno
della Conferenza dei Presidenti delle Regioni Italiane e della
“Rete Sud” tra i governatori delle Regioni del Mezzogiorno,
per far pesare la posizione del mondo agricolo e perché
ci sia certezza di risorse per la realizzazione degli obiettivi
di crescita dell’Unione europea e delle regioni del Mezzogiorno”.
Secondo Paolo Carbone, vicepresidente della Cia lucana, “sulla
questione c’è un’altra faccia della medaglia.
La riforma della Pac, specie in direzione della multifunzionalità
è un’opportunità a condizione di non far diventare
il cosiddetto “premio aziendale” una sorta di assegno
assistenziale. Senza una guida forte dei nuovi processi e senza
adeguati strumenti programmatici – dice Carbone –
i nuovi interventi comunitari, con meno fondi o con le stesse
risorse economiche precedenti, finiranno per alimentare l’abbandono
e lo spopolamento delle aree rurali”.
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