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Tesseramento 2005
 
Posizione della Cia sulla Legge Finanziaria 2005
 


Considerazioni di carattere generale

Per dare un giudizio compiuto e per obbligo di continuità, nell’affrontare il disegno di legge, predisposto dal Governo, in materia di bilancio annuale e pluriennale dello Stato, la Confederazione Italiana Agricoltori, non può non ripartire dalle considerazioni svolte in occasione della discussione sul Documento di Programmazione Economica e Finanziaria e dalla fase di attuazione del cosidetto “Patto per l’Italia”.
Sulla attuazione del “Patto per l’Italia” non possiamo che ribadire la nostra totale insoddisfazione che ci porta ad affermare di fatto la dissoluzione degli impegni presi dal Governo in quella occasione e di conseguenza ad un disimpegno della CIA ritenendo superato il patto.
Nelle osservazioni al DPEF individuavamo alcune priorità ritenute essenziali per il settore in ordine alla

Competitività
1. Messa a regime strutturale dell’attuale sistema IVA per l’agricoltura, evitando ulteriori proroghe che non offrono certezze e prospettive al settore;
2. graduale soppressione dell’IRAP, con interventi immediati sui costi del lavoro;
3. fiscalità di vantaggio estesa alle imprese agricole del Mezzogiorno e delle zone svantaggiate del nostro Paese, in particolare per le imprese condotte da giovani, per operazioni di accorpamento fondiario e per l’utilizzo dello strumento dell’affitto;
4. riduzione dei costi energetici principalmente nei settori ad alto consumo (serre);
5. maggior sostegno al sistema assicurativo contro le avversità atmosferiche e gli squilibri di mercato, nonché al sistema del credito per la costituzione di nuove imprese.

In ordine allo

Sviluppo e alla Crescita
1. Realizzazione delle opere infrastrutturali indispensabili per legare le aree di produzione a quelle di maggior consumo, quali le reti stradali e ferroviarie, avendo cura di non depauperare ulteriormente la superficie agricola utilizzata; le reti irrigue e un sistema di piccoli invasi in grado di ottimizzare l’utilizzo della risorsa idrica, in particolare nel Mezzogiorno d’Italia;
2. incremento della dotazione a favore della ricerca e per il trasferimento delle innovazioni in agricoltura sia per venire incontro alle esigenze di modernizzazione del settore, sia in riferimento alle nuove frontiere dell’attività agricola (sicurezza alimentare, difesa ambientale);
3. programmi mirati alla valorizzazione del territorio e al suo legame con le produzioni di qualità.
4. Programmi mirati a favorire l’internalizzazione delle imprese, i sistemi di qualità, la riorganizzazione delle filiere produttive e la promozione sui mercati.

Il documento sottoscritto dalle Associazioni di impresa riprende molti di questi temi ed evidenzia i capitoli per un progetto per la Competitività delle imprese e il rilancio del sistema Paese che sono disattese nella finanziaria e rinviate al collegato.

La Legge finanziaria per il 2005

La proposta della legge finanziaria approvata dal Governo solleva forti preoccupazioni da almeno tre punti di vista:
• pecca di ottimismo per quanto riguarda la crescita del PIL ed il contenimento del deficit;
• delinea una manovra di emergenza che blocca la spesa ed introduce un aumento dell’imposizione fiscale delegato agli enti locali ed alle Regioni, oltre all’aggravio delle tasse per le piccole imprese ed il lavoro autonomo attraverso la revisione degli studi di settore;
• rinuncia a compiere scelte per promuovere lo sviluppo. Tale è il senso del tetto alla spesa esteso agl’investimenti.

La manovra prevede maggiori entrate per 7,5 mld/€ derivanti, come detto, da una revisione degli studi di settore e da un inasprimento delle attività di contrasto all’evasione.
Le misure per lo sviluppo sono rinviate ad un provvedimento “integrato alla legge finanziaria” (quindi con tempi di discussione ed approvazione non certi). Le anticipazioni di stampa (maxiemendamento o decreto legge) non sembrano, allo stato attuale, ipotesi certe.
Questa impostazione contraddice gl’impegni del DPEF, nel quale le politiche di risanamento e di sviluppo erano considerate strettamente collegate.

Crescita del PIL
La crescita stimata per il 2004 è +1,2%.
È vero che il tendenziale registrato ad agosto e settembre è stato, rispettivamente, +0,4 e +0,5%, e tuttavia, i dati della produzione industriale e l’andamento dei consumi non offrono la certezza che l’obiettivo possa essere raggiunto.

Per il 2005, il DPEF (e la finanziaria) stimano una crescita del 2,1%. Anche in questo caso si tratta, secondo noi, di una previsione ottimistica (il rapporto dell’IMF citato, indica, per l’Italia, una crescita dell’1,9%). I consumi interni seguitano ad essere stagnanti (se non in flessione), né gli annunci del governo di prossimi incrementi del potere d’acquisto delle famiglie possiedono la credibilità necessaria per suscitare attese di un prossimo miglioramento. La debole crescita che si sta registrando è infatti interamente dovuta ai mercati esteri, che però tutte le previsioni correnti indicano in frenata per il già avvertibile rallentamento della crescita mondiale. Inoltre, a questi fattori va aggiunto l’impatto della manovra di bilancio.
Nel DPEF il Governo assume una crescita programmatica (2,1%) maggiore di quella tendenziale (1,9%), trascurando la possibile conseguenza che le manovre correttive possono favorire effetti recessivi.

Deficit
Per il 2004 il deficit è stimato al 2,9% del PIL. Il dato è legato esclusivamente alla manovra correttiva di luglio. La finanziaria indica per il 2005 un disavanzo del 2,7% del PIL; rispetto al tendenziale 4,4%, la correzione è pari all’1,7% del PIL (i 24 mlf/€ indicati in finanziaria: 9,5 mld di minori spese, prevalentemente beni e servizi, 7,7 mld di maggiori entrate, 7 mld derivanti da dismissioni).
Gli sgravi fiscali più volte annunciati (6 mld/€, lo 0,43% del PIL) non hanno copertura e per questo sono stati rinviati al prossimo anno.


L’andamento della spesa
Nel 2005 è previsto un aumento della spesa corrente pari a 540 mld/€; rispetto al 2004 è un aumento di 14 mld pari a +2,6% (il dato tiene conto che le voci pensioni, altre prestazioni sociali e investimenti fissi lordi sono esclusi dal tetto del 2%). Il punto di riferimento della manovra è il livello della spesa 2004 (non il tendenziale). In realtà, se teniamo conto della manovra di luglio, che ha essa stessa inciso sulla spesa, l’effettivo incremento per il 2005 non supera l’1,7%. Se sottraiamo l’incidenza degli interventi previsti fuori dal tetto programmato del 2%, deduciamo che nelle più ottimistiche previsioni l’incremento del tetto di spesa non supera 1,1%.
Il limite di spesa colpisce, comunque, anche le infrastrutture strategiche della Legge obiettivo (l’aspetto interessa maggiormente le regioni del Mezzogiorno, impegnate a colmare un ritardo infrastrutturale).
Questa decisione è in contraddizione con le indicazioni contenute nel DPEF. Nonostante questa riduzione di risorse, non si riesce ancora a comprendere dove il governo dovrà reperire le risorse finanziarie necessarie per onorare i pomposamente annunciati provvedimenti a favore delle imprese e delle famiglie.
Con molta probabilità assisteremo ad un ulteriore calo delle risorse a disposizione degli Enti locali che saranno costretti ad inasprire il carico impositivo di loro competenza .
Tutto ciò, penalizzerà fortemente le realtà territoriali in difficoltà, contribuendo così ad accentuare il divario esistente nei diritti goduti dai cittadini.
Avremo, quindi, cittadini e contribuenti più fortunati di altri, non solo perché rispetto ai connazionali saranno chiamati a pagare di meno, ma anche perché possono vivere in Comuni con una adeguata offerta di servizi.
Sul fronte delle entrate il governo intende intervenire attraverso misure volte a recuperare gettito imponibile. Fra queste la revisione degli studi di settore dovrebbe rappresentare una delle principali voci di entrata, dovendo assicurare lo stesso gettito garantito negli anni precedenti dalle sanatorie fiscali (condoni). E’ obiettivamente difficile che tale previsione possa essere rispettata, considerando la congiuntura affatto positiva della nostra economia. Sono peraltro le piccole e medie imprese a risentirne maggiormente, è ardito pensare a costoro come contribuenti disposti a pagare in misura maggiore rispetto al passato, quando vi erano condizioni economiche più favorevoli. Si torna a parlare di condoni anche per l’anno 2003 e forse anche per il 2004. Si aggiunge a questa misura l’altra, la cui definizione ricorda momenti della nostra storia decisamente più tragici: “pianificazione fiscale concordata” per cui agli imprenditori e professionisti è data la possibilità di definire il proprio rapporto con il fisco in via preventiva e triennale, pagando quanto “proposto” dalla stessa Amministrazione finanziaria. Visti i precedenti del concordato preventivo biennale crediamo che non si creerà molto entusiasmo attorno a questo Istituto. A differenza di quanto sostiene il Ministro Siniscalco, le misure fiscale non hanno nulla di originale e di creativo; esse, infatti, mutuano analoghe disposizioni che, nel corso dei questi anni, si sono susseguite, ovviamente, con alterne fortune. Le misure introdotte per fronteggiare la grande piaga dell’evazione e dell’elusione fiscale appaiano quanto meno tardive dopo che il Ministro Tremonti ha deciso sull’inutilità del rilascio delle bolle di accompagnamento (stime sull’evasione ci dicono, in modo prudenziale, che questo ha comportano un suo aumento stimato attorno al 25/30%) e abolito le sanzioni legate al rilascio dello scontrino fiscale.
La proposta di allegare alle dichiarazioni annuali IVA l’elenco dei propri clienti e fornitori, oppure l’obbligo, per la maggior parte dei soggetti titolari di partita IVA, di inviare telematicamente le proprie dichiarazioni, non si concretizzerà in nessun risultato concreto, ed avrà il solo merito di aumentare la burocrazia, quando si chiede e ci si impegna a ridurla a favore della semplificazione che le imprese lamentano ed invocano.


Il capitolo agricoltura
1. è prorogato il regime speciale IVA e l’aliquota ridotta IRAP;
2. aumenta di 50 ml/€ la dotazione del fondo di garanzia per le operazioni di riassicurazione dei rischi effettuate dall’ISMEA;
3. sono trasferite risorse (non quantificate) del fondo di solidarietà nazionale dal capitolo indennizzi ex post a quello incentivi assicurativi. Quindi la dotazione del fondo di solidarietà non è vero che è aumentata. L’operazione è motivata sia dal fatto che nei prossimi anni gl’indennizzi saranno subordinati all’esistenza di una polizza assicurativa, sia dalla volontà di sviluppare le polizze multirischio. È una “priorità” di cui si parla da almeno un anno (al convegno CIA di Bari sulle assicurazioni, il Ministro annunciò la messa a regime di un “moderno sistema assicurativo basati sulle polizze multirischio”). Vale la pena di ricordare che, ad oggi, tali polizze sono state avviate solo in via sperimentale e rappresentano solo lo 0,31% del numero delle polizze (643 su 210.643), lo 0,1% delle superfici assicurate e lo 0,25 del valore assicurato.

Non è quindi possibile azzardare nessuna seria previsione sul fabbisogno di risorse finanziarie necessarie con l’auspicata e piena entrata in vigore della riforma.

La Cia, pur apprezzando l’iniziativa del Governo per una proroga dei regimi fiscali applicati al settore agricolo, in particolare quelli legati al regime speciale Iva, alla conferma dell’aliquota Irap all’i ,9%, all’esenzione del pagamento dell’accisa sul gasolio da utilizzare per le coltivazioni in serra, ritiene tali interventi, insufficienti ed inadeguati per il settore agricolo che da una parte è chiamato a fronteggiare una grave crisi di mercato, dall’altra a disputarsi la permanenza sul mercato con competitori sia europei che mondiali. Sono indispensabili dunque riforme strutturali anche per il settore agricolo a partire proprio dalla disciplina fiscale con la messa a sistema del regime speciale Iva e la graduale soppressione dell’lrap; è necessaria quindi una significativa riduzione dei costi energetici e non soltanto quelli riferiti alle coltivazioni in serra.
Le imprese agricole hanno infatti bisogno di certezze per programmare nel tempo gli investimenti, in modo da competere al meglio in un mercato sempre più difficile e reso ancor più problematico dall’introduzione dei nuovi parametri per la concessione del credito previsti dal Comitato di Basilea.
Occorre in particolar modo porre attenzione e rispondere alle esigenze ed aspettative dei giovani imprenditori agricoli, mediante forme di intervento e di finanziamento che consentano loro di inserirsi nel sistema imprenditoriale e dimensionare adeguatamente la propria impresa.
A parere della Cia va prorogato all’anno 2005 il credito d’imposta per gli investimenti in agricoltura; vanno individuate le risorse necessarie alla prosecuzione degli interventi relativi al piano irriguo nazionale; va assolutamente previsto lo stanziamento di dieci milioni di euro di aiuti nazionali autorizzati in favore del settore bieticolo per le produzioni del Sud.
Inoltre andrebbe previsto, per fronteggiare la grave crisi di mercato e le modificazioni in corso nell’assetto proprietario della GDO, di riservare obbligatoriamente una quota della superficie di vendita nel comparto alimentare della grande distribuzione ai prodotti agro-alimentari aventi origine nella regione dove è localizzato l’esercizio stesso.
La Cia propone di finanziare un piano per la sanità animale nell’ambito del quale prevedere specifici interventi per fronteggiare l’emergenza “lingua blu” al fine di indennizzare gli allevatori per i danni; risorse adeguate per il finanziamento del fondo per la montagna e un piano di azione nazionale per l’agricoltura biologica.
Infine la Cia ritiene che, riguardo alla materia previdenziale, sia inopportuno aver inserito nella finanziaria misure come quelle riguardanti la disoccupazione e l’indennità di maternità, materie che sono oggetto di confronto al tavolo di concertazione previdenziale che è stato insediato, ma che va convocato nella sua interezza, senza discriminare il mondo agricolo.

 

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