Considerazioni di carattere generale
Per dare un giudizio compiuto e per obbligo di continuità,
nell’affrontare il disegno di legge, predisposto dal
Governo, in materia di bilancio annuale e pluriennale dello
Stato, la Confederazione Italiana Agricoltori, non può
non ripartire dalle considerazioni svolte in occasione della
discussione sul Documento di Programmazione Economica e
Finanziaria e dalla fase di attuazione del cosidetto “Patto
per l’Italia”.
Sulla attuazione del “Patto per l’Italia”
non possiamo che ribadire la nostra totale insoddisfazione
che ci porta ad affermare di fatto la dissoluzione degli
impegni presi dal Governo in quella occasione e di conseguenza
ad un disimpegno della CIA ritenendo superato il patto.
Nelle osservazioni al DPEF individuavamo alcune priorità
ritenute essenziali per il settore in ordine alla
Competitività
1. Messa a regime strutturale dell’attuale sistema
IVA per l’agricoltura, evitando ulteriori proroghe
che non offrono certezze e prospettive al settore;
2. graduale soppressione dell’IRAP, con interventi
immediati sui costi del lavoro;
3. fiscalità di vantaggio estesa alle imprese agricole
del Mezzogiorno e delle zone svantaggiate del nostro Paese,
in particolare per le imprese condotte da giovani, per operazioni
di accorpamento fondiario e per l’utilizzo dello strumento
dell’affitto;
4. riduzione dei costi energetici principalmente nei settori
ad alto consumo (serre);
5. maggior sostegno al sistema assicurativo contro le avversità
atmosferiche e gli squilibri di mercato, nonché al
sistema del credito per la costituzione di nuove imprese.
In ordine allo
Sviluppo e alla Crescita
1. Realizzazione delle opere infrastrutturali indispensabili
per legare le aree di produzione a quelle di maggior consumo,
quali le reti stradali e ferroviarie, avendo cura di non
depauperare ulteriormente la superficie agricola utilizzata;
le reti irrigue e un sistema di piccoli invasi in grado
di ottimizzare l’utilizzo della risorsa idrica, in
particolare nel Mezzogiorno d’Italia;
2. incremento della dotazione a favore della ricerca e per
il trasferimento delle innovazioni in agricoltura sia per
venire incontro alle esigenze di modernizzazione del settore,
sia in riferimento alle nuove frontiere dell’attività
agricola (sicurezza alimentare, difesa ambientale);
3. programmi mirati alla valorizzazione del territorio e
al suo legame con le produzioni di qualità.
4. Programmi mirati a favorire l’internalizzazione
delle imprese, i sistemi di qualità, la riorganizzazione
delle filiere produttive e la promozione sui mercati.
Il documento sottoscritto dalle Associazioni di impresa
riprende molti di questi temi ed evidenzia i capitoli per
un progetto per la Competitività delle imprese e
il rilancio del sistema Paese che sono disattese nella finanziaria
e rinviate al collegato.
La Legge finanziaria per il 2005
La proposta della legge finanziaria approvata dal Governo
solleva forti preoccupazioni da almeno tre punti di vista:
• pecca di ottimismo per quanto riguarda la crescita
del PIL ed il contenimento del deficit;
• delinea una manovra di emergenza che blocca la spesa
ed introduce un aumento dell’imposizione fiscale delegato
agli enti locali ed alle Regioni, oltre all’aggravio
delle tasse per le piccole imprese ed il lavoro autonomo
attraverso la revisione degli studi di settore;
• rinuncia a compiere scelte per promuovere lo sviluppo.
Tale è il senso del tetto alla spesa esteso agl’investimenti.
La manovra prevede maggiori entrate per 7,5 mld/€
derivanti, come detto, da una revisione degli studi di settore
e da un inasprimento delle attività di contrasto
all’evasione.
Le misure per lo sviluppo sono rinviate ad un provvedimento
“integrato alla legge finanziaria” (quindi con
tempi di discussione ed approvazione non certi). Le anticipazioni
di stampa (maxiemendamento o decreto legge) non sembrano,
allo stato attuale, ipotesi certe.
Questa impostazione contraddice gl’impegni del DPEF,
nel quale le politiche di risanamento e di sviluppo erano
considerate strettamente collegate.
Crescita del PIL
La crescita stimata per il 2004 è +1,2%.
È vero che il tendenziale registrato ad agosto e
settembre è stato, rispettivamente, +0,4 e +0,5%,
e tuttavia, i dati della produzione industriale e l’andamento
dei consumi non offrono la certezza che l’obiettivo
possa essere raggiunto.
Per il 2005, il DPEF (e la finanziaria) stimano una crescita
del 2,1%. Anche in questo caso si tratta, secondo noi, di
una previsione ottimistica (il rapporto dell’IMF citato,
indica, per l’Italia, una crescita dell’1,9%).
I consumi interni seguitano ad essere stagnanti (se non
in flessione), né gli annunci del governo di prossimi
incrementi del potere d’acquisto delle famiglie possiedono
la credibilità necessaria per suscitare attese di
un prossimo miglioramento. La debole crescita che si sta
registrando è infatti interamente dovuta ai mercati
esteri, che però tutte le previsioni correnti indicano
in frenata per il già avvertibile rallentamento della
crescita mondiale. Inoltre, a questi fattori va aggiunto
l’impatto della manovra di bilancio.
Nel DPEF il Governo assume una crescita programmatica (2,1%)
maggiore di quella tendenziale (1,9%), trascurando la possibile
conseguenza che le manovre correttive possono favorire effetti
recessivi.
Deficit
Per il 2004 il deficit è stimato al 2,9% del PIL.
Il dato è legato esclusivamente alla manovra correttiva
di luglio. La finanziaria indica per il 2005 un disavanzo
del 2,7% del PIL; rispetto al tendenziale 4,4%, la correzione
è pari all’1,7% del PIL (i 24 mlf/€ indicati
in finanziaria: 9,5 mld di minori spese, prevalentemente
beni e servizi, 7,7 mld di maggiori entrate, 7 mld derivanti
da dismissioni).
Gli sgravi fiscali più volte annunciati (6 mld/€,
lo 0,43% del PIL) non hanno copertura e per questo sono
stati rinviati al prossimo anno.
L’andamento della spesa
Nel 2005 è previsto un aumento della spesa corrente
pari a 540 mld/€; rispetto al 2004 è un aumento
di 14 mld pari a +2,6% (il dato tiene conto che le voci
pensioni, altre prestazioni sociali e investimenti fissi
lordi sono esclusi dal tetto del 2%). Il punto di riferimento
della manovra è il livello della spesa 2004 (non
il tendenziale). In realtà, se teniamo conto della
manovra di luglio, che ha essa stessa inciso sulla spesa,
l’effettivo incremento per il 2005 non supera l’1,7%.
Se sottraiamo l’incidenza degli interventi previsti
fuori dal tetto programmato del 2%, deduciamo che nelle
più ottimistiche previsioni l’incremento del
tetto di spesa non supera 1,1%.
Il limite di spesa colpisce, comunque, anche le infrastrutture
strategiche della Legge obiettivo (l’aspetto interessa
maggiormente le regioni del Mezzogiorno, impegnate a colmare
un ritardo infrastrutturale).
Questa decisione è in contraddizione con le indicazioni
contenute nel DPEF. Nonostante questa riduzione di risorse,
non si riesce ancora a comprendere dove il governo dovrà
reperire le risorse finanziarie necessarie per onorare i
pomposamente annunciati provvedimenti a favore delle imprese
e delle famiglie.
Con molta probabilità assisteremo ad un ulteriore
calo delle risorse a disposizione degli Enti locali che
saranno costretti ad inasprire il carico impositivo di loro
competenza .
Tutto ciò, penalizzerà fortemente le realtà
territoriali in difficoltà, contribuendo così
ad accentuare il divario esistente nei diritti goduti dai
cittadini.
Avremo, quindi, cittadini e contribuenti più fortunati
di altri, non solo perché rispetto ai connazionali
saranno chiamati a pagare di meno, ma anche perché
possono vivere in Comuni con una adeguata offerta di servizi.
Sul fronte delle entrate il governo intende intervenire
attraverso misure volte a recuperare gettito imponibile.
Fra queste la revisione degli studi di settore dovrebbe
rappresentare una delle principali voci di entrata, dovendo
assicurare lo stesso gettito garantito negli anni precedenti
dalle sanatorie fiscali (condoni). E’ obiettivamente
difficile che tale previsione possa essere rispettata, considerando
la congiuntura affatto positiva della nostra economia. Sono
peraltro le piccole e medie imprese a risentirne maggiormente,
è ardito pensare a costoro come contribuenti disposti
a pagare in misura maggiore rispetto al passato, quando
vi erano condizioni economiche più favorevoli. Si
torna a parlare di condoni anche per l’anno 2003 e
forse anche per il 2004. Si aggiunge a questa misura l’altra,
la cui definizione ricorda momenti della nostra storia decisamente
più tragici: “pianificazione fiscale concordata”
per cui agli imprenditori e professionisti è data
la possibilità di definire il proprio rapporto con
il fisco in via preventiva e triennale, pagando quanto “proposto”
dalla stessa Amministrazione finanziaria. Visti i precedenti
del concordato preventivo biennale crediamo che non si creerà
molto entusiasmo attorno a questo Istituto. A differenza
di quanto sostiene il Ministro Siniscalco, le misure fiscale
non hanno nulla di originale e di creativo; esse, infatti,
mutuano analoghe disposizioni che, nel corso dei questi
anni, si sono susseguite, ovviamente, con alterne fortune.
Le misure introdotte per fronteggiare la grande piaga dell’evazione
e dell’elusione fiscale appaiano quanto meno tardive
dopo che il Ministro Tremonti ha deciso sull’inutilità
del rilascio delle bolle di accompagnamento (stime sull’evasione
ci dicono, in modo prudenziale, che questo ha comportano
un suo aumento stimato attorno al 25/30%) e abolito le sanzioni
legate al rilascio dello scontrino fiscale.
La proposta di allegare alle dichiarazioni annuali IVA l’elenco
dei propri clienti e fornitori, oppure l’obbligo,
per la maggior parte dei soggetti titolari di partita IVA,
di inviare telematicamente le proprie dichiarazioni, non
si concretizzerà in nessun risultato concreto, ed
avrà il solo merito di aumentare la burocrazia, quando
si chiede e ci si impegna a ridurla a favore della semplificazione
che le imprese lamentano ed invocano.
Il capitolo agricoltura
1. è prorogato il regime speciale IVA e l’aliquota
ridotta IRAP;
2. aumenta di 50 ml/€ la dotazione del fondo di garanzia
per le operazioni di riassicurazione dei rischi effettuate
dall’ISMEA;
3. sono trasferite risorse (non quantificate) del fondo
di solidarietà nazionale dal capitolo indennizzi
ex post a quello incentivi assicurativi. Quindi la dotazione
del fondo di solidarietà non è vero che è
aumentata. L’operazione è motivata sia dal
fatto che nei prossimi anni gl’indennizzi saranno
subordinati all’esistenza di una polizza assicurativa,
sia dalla volontà di sviluppare le polizze multirischio.
È una “priorità” di cui si parla
da almeno un anno (al convegno CIA di Bari sulle assicurazioni,
il Ministro annunciò la messa a regime di un “moderno
sistema assicurativo basati sulle polizze multirischio”).
Vale la pena di ricordare che, ad oggi, tali polizze sono
state avviate solo in via sperimentale e rappresentano solo
lo 0,31% del numero delle polizze (643 su 210.643), lo 0,1%
delle superfici assicurate e lo 0,25 del valore assicurato.
Non è quindi possibile azzardare nessuna seria previsione
sul fabbisogno di risorse finanziarie necessarie con l’auspicata
e piena entrata in vigore della riforma.
La Cia, pur apprezzando l’iniziativa del Governo
per una proroga dei regimi fiscali applicati al settore
agricolo, in particolare quelli legati al regime speciale
Iva, alla conferma dell’aliquota Irap all’i
,9%, all’esenzione del pagamento dell’accisa
sul gasolio da utilizzare per le coltivazioni in serra,
ritiene tali interventi, insufficienti ed inadeguati per
il settore agricolo che da una parte è chiamato a
fronteggiare una grave crisi di mercato, dall’altra
a disputarsi la permanenza sul mercato con competitori sia
europei che mondiali. Sono indispensabili dunque riforme
strutturali anche per il settore agricolo a partire proprio
dalla disciplina fiscale con la messa a sistema del regime
speciale Iva e la graduale soppressione dell’lrap;
è necessaria quindi una significativa riduzione dei
costi energetici e non soltanto quelli riferiti alle coltivazioni
in serra.
Le imprese agricole hanno infatti bisogno di certezze per
programmare nel tempo gli investimenti, in modo da competere
al meglio in un mercato sempre più difficile e reso
ancor più problematico dall’introduzione dei
nuovi parametri per la concessione del credito previsti
dal Comitato di Basilea.
Occorre in particolar modo porre attenzione e rispondere
alle esigenze ed aspettative dei giovani imprenditori agricoli,
mediante forme di intervento e di finanziamento che consentano
loro di inserirsi nel sistema imprenditoriale e dimensionare
adeguatamente la propria impresa.
A parere della Cia va prorogato all’anno 2005 il credito
d’imposta per gli investimenti in agricoltura; vanno
individuate le risorse necessarie alla prosecuzione degli
interventi relativi al piano irriguo nazionale; va assolutamente
previsto lo stanziamento di dieci milioni di euro di aiuti
nazionali autorizzati in favore del settore bieticolo per
le produzioni del Sud.
Inoltre andrebbe previsto, per fronteggiare la grave crisi
di mercato e le modificazioni in corso nell’assetto
proprietario della GDO, di riservare obbligatoriamente una
quota della superficie di vendita nel comparto alimentare
della grande distribuzione ai prodotti agro-alimentari aventi
origine nella regione dove è localizzato l’esercizio
stesso.
La Cia propone di finanziare un piano per la sanità
animale nell’ambito del quale prevedere specifici
interventi per fronteggiare l’emergenza “lingua
blu” al fine di indennizzare gli allevatori per i
danni; risorse adeguate per il finanziamento del fondo per
la montagna e un piano di azione nazionale per l’agricoltura
biologica.
Infine la Cia ritiene che, riguardo alla materia previdenziale,
sia inopportuno aver inserito nella finanziaria misure come
quelle riguardanti la disoccupazione e l’indennità
di maternità, materie che sono oggetto di confronto
al tavolo di concertazione previdenziale che è stato
insediato, ma che va convocato nella sua interezza, senza
discriminare il mondo agricolo.